Di nuovo, la scrittura

Curvi, a volte inospitali, ci accingiamo a salutare noi stessi.
Eppure, se fossimo migliori, non sapremmo di che scrivere.

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Che cosa accade quando una bicicletta cade

C’è stato un tempo in cui pensavo a un saggio intitolato “che cosa accade quando una bicicletta cade”. Ad esser precisi, pensavo al titolo di quel saggio, i cui contenuti mi erano per lo più ignoti.
Il punto di partenza è tanto semplice quanto, almeno così mi pareva, invisibile ai più: la pena che può causare la caduta di una bicicletta, poggiata in attesa del suo proprietario. A volte capita di e…ssere testimoni dell’evento, in altre occasioni si scorge appena il relitto di una caduta, tra l’indifferenza dei passanti. “Nessuno” questo il pensiero decisivo “sembra farsi carico di quelle biciclette a terra”. A nessuno viene in mente di raccoglierle e raddrizzarle, in attesa che il proprietario faccia ritorno.
Eppure, tolta l’indifferenza collettiva, il mistero delle biciclette a terra mi resisteva, imperturbabile. Non sarebbe stato disponibile nemmeno di fronte ad un atto di pietas. La bici che cade, da sola, era insomma uno scandalo.
E quindi, che cosa accade quando una bicicletta cade? L’unica certezza è che l’accadere risuona insieme al cadere sì da apparire, almeno una volta, termine quanto mai opportuno. Una bicicletta, ad un certo punto, ed in virtù di un equilibrio precario, di un urto o di chissà cosa, ac-cade. E quel suo accadere sembra un istante d’esistenza irripetibile, un fatto che sprigiona libertà…

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Fiducia

Pensai diverse volte al perché mi sorprendessi di fronte alla domanda: posso fidarmi di te? Non ne avrei avuto diritto nemmeno nel migliore dei mondi possibili. Ancor più strano il sorriso, che favoleggiavo enigmatico come quello della Gioconda, con cui rispondevo: certamente sì.
Il fatto è che c’è dell’amarezza in una risposta così laconica. La virtù, in questo caso, è sempre stata soltanto apparenza, cosmesi di una solitudine che si è fatta distacco, per non dire cinismo, nei confronti delle umane tribolazioni.

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Canti

Non riesco a cantare lodi, solo improvvide trasformazioni.

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Genitori

Il sorriso un po’ ebete di tutti i padri in combutta con gli anni. Suo figlio è il primo bimbo al mondo ad aver scoperto l’acqua: “capisci? è come se la piscina fosse un oceano, per lui”. Lo è per il papà, un oceano, ma taccio accondiscendente. Anche la signora al suo fianco tace.
Poi decido che è tempo di divertisi un poco: “e le poesie che stanno imparando, te le ha mai recitate?”. “Poesie?”, lo stupore di rimando. “Certo che le ha recitate!”, interviene la consorte. Ringhiando.

Lui appare sempre più ebete e sulla via della estraneazione. Io non perdo l’occasione di sferrare l’ultimo affondo: “vedi? tua moglie non ti dice nulla, per non affliggerti del fatto che la poesia per le mamme è lunga il doppio di quella per i papà”. Niente di meno vero, ma sorridono entrambi.

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Ritenzione

A scaraventar nel mondo parole ci vuol davvero poco, di questi tempi.
Si imporrebbe una moratoria, quasi un esercizio di ritenzione del seme; a rischio di apparire maschilisti.

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Sbalordito

Sbalordito, mi rifiuto di succhiare
pasticche di tempo e noia,
promettendo l’ultima alla penultima
e così fino al corpo più
fragile, maschera di ogni goffaggine.

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