In bilico

Nicholas mi chiese di scegliere un nome.
‘Ico’, annunciai entusiasto.
Che era Federico ma anche Bilico.
In bilico.
Vi rimasi un pomeriggio intero, sul cornicione della mia esistenza.
Infine rincasai, soddisfatto e radioso.
Meglio sarebbe stato suicidarsi allora, pensai anni dopo.
In stato di grazia, la vita diviene perfetta.

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Aspetta

Un presepio singolare, il nostro, in attesa di essere ricomposto appena oltre l’argine della vita. Ne avevo colta l’esistenza il giorno in cui mi presi per mano, ancora una volta. Lasciai a me stessa il compito di confidare l’essere ulteriore.

Non guardarmi, per questo, amico mio.
Aspettami e segui il corso del sole, facendo attenzione, ché io non disperi, né possa vagare nei dintorni dell’andare.

Aspetta, prima di partire.
Aspetta, che io ti preceda.

(immagine, per la quale ringrazio dal più profondo dell’animo)

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Sparizione

Finalmente ho raggiunto
l’infiorescenza della
perdita.

Le tolsi di dosso
le vesti di un attimo
e restai a guardare.

Nel verde, mi persi.
Nel verde.
Verità.

(immagine, Samantha Zanardo)

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Bianco

Un tempo, mi capitò di giungere mentre attendevo.
Ebbe la consistenza di un sogno che faceva finta di nulla.
E la fragranza del pane, quando è appena sfornato.
Non vi era niente di così lontanamente umano
come pietra sopra pietra, o chiavistelli dietro un’entrata.
Soltanto il bianco lasciava al permanere il compito
di convincermi. Il peggio era ormai passato.

(immagine, Antonella Nicolò, visitabile su Facebook e su Instagram

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Oggi

E’ così quieto il volgere degli astri.
Chiede e manca, facendosi da parte.
Sembra conoscere il segreto dell’unico
fiore.

Fragile, lo scricchiolio all’ingresso.
Degli altri non chiede il nome,
nessuna ragione o
costellazione.

Oggi si è fermato a chiedere notizie
dal cielo, dall’abbandono.

(immagine, Rosy De Meo)

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Poeti

Trovo una richiesta di amicizia su FB, da un profilo che ha un nome proprio e come cognome ‘Poeti’.
Prima di accoglierlo, saluto e chiedo a cosa devo la richiesta.
Mi risponde in presa diretta, affermando che si interessa di poesia e di scrittura e che sta cercando di contattare tutti i poeti e gli scrittori. Già sorrido a quel ‘tutti’. Scorro il profilo e scorgo un’ammucchiata pervasiva di post assolutamente autoreferenziali, ossia riferiti all’attività di questa specie di “casa editrice” virtuale che ha il compito di far conoscere poeti e poetesse al maggior numero di persone, contattando, beninteso, tutto e tutti.
Come è giunto al mio nome? chiedo… nella speranza, vana, che la mia poesia sia stata incontrata.
Non lo ricordo, la risposta, credo un passaparola. Appunto, è tutto un passaparola, qui. Niente di più.
Poi un “ci interessiamo da 45 anni di poeti e artisti”… parole già lette, purtroppo, e ho già capito chi c’è dietro questa ennesima prova di marketing delle belle speranze (di poeti e scrittori).
Decido di essere cattivo, come si deve: “Ritengo che queste adunate servano a poco. Di certo non servono alla poesia”.
E il profilo che replica, “non sono adunate”.
Affondo, senza pietà: “Sono ammucchiate. O meglio: è un ammucchiare”.

A questo punto la conversazione prende inevitabilmente una piega comica.
Il profilo afferma che non lo si fa per fare soldi, anzi. Ci rimettono pure.

Insisto, novello tribuno: “La poesia è dura ricerca. E vive di sottili intese. Le grandi adunate le lasciamo ai populisti di cui è infestata questa epoca”.

Ed ecco, la perla finale: “in 45 anni è la prima volta che leggo che il nostro lavoro è paragonabile alle ammucchiate”.

Ha atteso 45 anni, per sentirselo dire.

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Inverno

Gli inverni, si diceva un tempo, sono lunghi e nodosi.
E non finiscono, anche se la primavera giunge.
Ripiegano la coperta e chiedono il ritorno.
Ma ovunque volgano il viso, un bivio.
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