Archivi del mese: ottobre 2012

Stazioni dell’inatteso

Disorientato, feci caso alle sue calze.  Qualche istante e mi fermai sul rossetto. Che non era proprio un passaggio tranquillo, di quelli letterari per intenderci: piuttosto un salto a pié pari. Poi vidi le lamette poggiate sul tavolo e un brivido … Continua a leggere

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In luogo di Telemaco

Perché interrompi il mio racconto, madre? Che male ti ha fatto, ascoltare antiche e splendenti vicende? Forse la loro salvezza. Forse il loro sputarci fuori con superbia. Madre, lascia che il canto continui. E piangi, finalmente.

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Virginia

La piccola si fermò, quasi avesse intuito che la vita non è una corsa a perdifiato per raggiungere obiettivi. Fermarsi, sostare, osservare con cura e poi, entrare. Itaca non è mai stata così lontana, per fortuna.

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Vermi

Rovesciai la testa all’indietro, come se fossi andato a sbattere contro le colonne d’Ercole. Rimasi a guardare il soffitto per alcuni minuti e dopo un po’ ebbi l’impressione che scorresse, lungo un corso d’acqua. O forse ero io, lì sotto, a … Continua a leggere

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Svegliandosi, alla fine.

“Cartoline dai morti” di Franco Arminio si apre con un’epigrafe dedicata al padre, “che non ha più bocca a quest’ora/ e non ha più dormito/ dal giorno della sua morte”. Sono una folgore, quei versi. Non è solo il fatto … Continua a leggere

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Sabbia

La incontravo sempre al parco, prima che i bambini cominciassero ad affollarlo all’uscita da scuola. Se ne stava seduta nella sabbia, con una serie di palette e un secchiello. La guardavo a lungo, mentre immaginava di liquefare la sabbia, facendola scivolare … Continua a leggere

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Letteratura

La letteratura apre una bonaccia tra i marosi del divenire.

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Il muro o del risveglio

Scomposta, ancora intontita, e un filo di inquietudine che le saliva al petto. La parte inferiore del corpo, dal ventre in giù, pareva appartenere ad un’altra dimensione. Non ricordava più se la sera prima avesse indossato o meno le mutandine. Si morse … Continua a leggere

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Inferi

Ricorderò gli inferi quali bagliore di vampa ricatto del tempo perduto sogno di onnipotenza senza fine.

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Una pesca senza noce

Non gli era facile trovare ciò di cui sentiva il bisogno, inconfessabile, viscerale. Eppure accadde: una stretta di mano, occhi penetranti, un sorriso largo come la città in cui si conobbero. C’era chi, imbarazzato, lo canzonava: “se non ti conoscessi, … Continua a leggere

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