Attesa

L’attesa è una compagine di barche a margine di un lago di montagna.
Imbarcazioni senza una rotta, che salgono e scendono. Quiete.
L’attesa, per me, non è il loro attendere uno scopo, ma il loro apparire, improvviso, in quella radura tra gli alberi della costa che ne moltiplica la sembianza di delicata apprensione.

Ecco, l’attesa: il comparire fragile di una fragilità.

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Luna

La mia protesta ha un motivo lontano.
Non sapevo tenere le cose tra le mani.
Una volta a terra le osservavo come nemici caduti e ancora terribili.
Fu per questo motivo che mi rivolsi alla Luna, sfidandola a scendere, chiamandola a ridurmi in polvere.
Lei, leggerissima sostanza argentea, si fece aria sul mio palmo.
La guardai a lungo, mentre spariva e rideva.
Sommessamente.

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(immagine, René Magritte, “La page blanche”)

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Alle radici

Alle radici.
Prima che l’acqua riempia i torrenti e l’alveo dei grandi fiumi.
Prima che divenga mare e nuvole.
Prima di cadere, di nuovo, alle radici.

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(immagine, Paolo Colombera)

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Sabbia

Un viaggio senza ritorno
in cerca di carezze color della sabbia.
All’inizio, dicono gli antichi maestri,
accade tutto.

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Umanità

Il destino degli oggetti,
quando sanno di esserci.

Soltanto un vetro opaco
riuscirà a far riverberare le stelle,
cadendone a suon di desiderio.

Le luci si fanno pietra.
È il loro sogno più segreto.
Farsi pietra e poi, di nuovo, fuoco.

Umanità, fosti a lungo sconosciuta.

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Le donne Ama dell’isola di Hekura

Nell’isola di Hekura, punto nel mare occidentale del Giappone, vigeva un compito esclusivamente femminile, strano a comprendersi per la nostra cultura: la pesca degli awabi (termine traducibile con “orecchia di mare”, una specie di molluschi) condotta in apnea lungo i fondali prospicienti l’isola.tumblr_m17jcn8asw1r2rhmeo1_1280.png

Fosco Maraini rivolse a quel mondo un celebre servizio fotografico in cui le donne del popolo Ama sono ritratte fra scogli, acqua e profondità del mare. L’erotismo che l’occhio occidentale pose sulle donne seminude dell’isola di Hekura nascondeva e nasconde tutt’oggi come un ombrello l’autunno di un mondo destinato a scomparire per sempre.

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Alla mercé del giorno

Lei tornò indietro solo per ricordarmi che sarebbe stato tutto inutile.
Dimenticare.
Abbracciare.
Sfiorire.
E di nuovo sognare.

Tutto, alla mercé del giorno.

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