Lorenzo

Stavamo passeggiando lungo quello strano crinale che era, in realtà, un balcone.
Sapevo di potermi affacciare sopra la valle profonda e invisibile, in quel luogo, ma non abbandonavo l’idea che si trattasse di un confine tra due dimensioni: una, invisibile, l’altra impossibile.

Avevo iniziato a domandargli dell’esistenza, perché ancora non sapevo nulla di lui.
E la sua risposta mi colse profondamente impreparato: “l’esistenza, non esiste”.

Era stata la perentorietà con cui era giunta, forse, quella frase. Il suo essere la fine di un lungo discorso di cui non avrei mai conosciuto l’inizio, ma che mi riguardava, senza appello. Il modo stesso in cui scendeva insieme a noi lungo il sentiero della sera.

Fu allora che mi accorsi del mare. Stava dietro di noi, possente e infinitamente prossimo. Che significa? mi chiese Lorenzo, di cui ancora risuonavano nell’aria le parole definitive sull’inesistenza. Provai a spiegargli come la risacca trascinasse con sé il fondo delle mie pupille e come io non vedessi più le piccole nuvole sull’orizzonte, anche se coronate dall’ultima luce del sole.

L’esistenza, in quel momento sublime, rispose per me.
Inapparente, possente, ultima risorsa della fine.

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4 risposte a Lorenzo

  1. poetella ha detto:

    Sempre bello leggerti…

  2. Alidada ha detto:

    sembra la scena di un bellissimo film… scrivi molto bene, complimenti. Buonanotte 🙂

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