Tu

La pioggia di quel pomeriggio era iniziata alcuni giorni prima e sembrava destinata a durare settimane. Questo, almeno, era ciò che andavo dicendomi mentre mi gingillavo all’idea di tutti quei semini, lì fuori, intenti a raccogliere ciò che ancora non erano dentro di sé.
Alla finestra, uno dei miei gatti immaginari.

E poi, la rivelazione: tu.

Dare del tu a ogni più inafferrabile bellezza, per svelarne il fondo freddo, impersonale, tremendo. La bellezza degli occhi del mio gatto, assenti di fronte alla pioggia.

Me l’ero davvero immaginato, quel gatto? O era la pioggia a sognare entrambi, scrittore e felino, parole e silenzi?
Lei non mi amava. E così, smisi di darmi del tu.

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