Al poeta impeccabile

“Al poeta impeccabile”.

Recita così la dedica di Baudelaire a Gautier, aprendo quelle poesie malsane.
Impeccabile sta per inappuntabile, perfetto. Ma anche lontano dal peccare. E’ questo significato che mi bloccò sulla soglia dei celebri versi, tanti anni fa, impedendomi di proseguire. Cosa significa peccare, peccare in poesia? Quale peccato si commette trovando le parole più belle o più giuste o, addirittura, le sole necessarie a fare compagnia alla solitudine del mondo? Si potrebbe peccare di presunzione, certo: serve grande umiltà per disporsi ad accogliere lo spettacolo del divenire. C’è chi dice che si pecca quando ci si allontana, quando si abbandona ciò di cui ci si dovrebbe prendere cura. Le parole, ad esempio. Ecco perché in molti, oggi, non riescono ad abbandonare le parole al loro destino, ma vi si aggrappano come se esse potessero in qualche modo far scintillare la loro persona, la loro anima. Ma proprio qui si annidano la tentazione e il suo rovescio: il peccato, appunto.

Al poeta impeccabile.
A colui che sa il momento in cui le parole vengono e il momento in cui è bene andarsene.1200px-Étienne_Carjat,_Portrait_of_Charles_Baudelaire,_circa_1862

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