Delega

Una poesia di Primo Levi, intitolata Delega, mi offre lo spunto per alcune riflessioni sulla testimonianza e sulla narrazione, temi che occupano da tempo un posto centrale per chiunque senta la necessità di scrivere. La poesia, che trascrivo qui sotto per intero, raduna in una stessa stanza la metafora del passaggio di testimone e l’esperienza di incertezza di fronte alla creazione.

Non spaventarti se il lavoro è molto:
C’è bisogno di te che sei meno stanco.
Poiché hai sensi fini, senti
Come sotto i tuoi piedi suona cavo.
Rimedita i nostri errori:
C’è stato pure chi, fra noi,
S’è messo in cerca alla cieca
Come un bendato ripeterebbe un profilo,
E chi ha salpato come fanno i corsari,
E chi ha tentato con volontà buona.
Aiuta, insicuro. Tenta, benché insicuro,
Perché insicuro. Vedi
Se puoi reprimere il ribrezzo e la noia
Dei nostri dubbi e delle nostre certezze.
Mai siamo stati così ricchi, eppure
Viviamo in mezzo a mostri imbalsamati,
Ad altri oscenamente vivi.
Non sgomentarti delle macerie
Né del lezzo delle discariche: noi
Ne abbiamo sgomberate a mani nude
Negli anni in cui avevamo i tuoi anni.
Reggi la corsa, del tuo meglio. Abbiamo
Pettinato la chioma alle comete,
Decifrato la sabbia della luna,
Costruito Auschwitz e distrutto Hiroshima.
Vedi: non siamo rimasti inerti.
Sobbarcati, perplesso;
Non chiamarci maestri.

La poesia di Levi è un invito all’avventura e il mio suggerimento è che si tratti dell’avventura di Ulisse e dei suoi compagni, dell’Ulisse filtrato e tramandato da Dante, che Levi tenta disperatamente di raccontare al suo amico di prigionia Jean, in Se questo è un uomo: l’epopea di un ritorno che si chiude con il fatidico verso,

Infin che ‘l mar fu sopra noi rinchiuso.

I compagni di Ulisse sono coloro che testimoniano integralmente una tragedia: sono i sommersi.

Lo ripeto, non siamo noi, i superstiti, i testimoni veri. È questa una nozione scomoda, di cui ho preso coscienza a poco a poco […]. Noi sopravvissuti siamo una minoranza anomala oltre che esigua: siamo quelli che, per loro prevaricazione o abilità o fortuna, non hanno toccato il fondo. Chi lo ha fatto, chi ha visto la Gorgone, non è tornato per raccontare, o è tornato muto; ma sono loro, i mussulmani, i sommersi, i testimoni integrali, coloro la cui deposizione avrebbe avuto significato generale. (Primo Levi, tratto da I sommersi e i salvati)

E’ la celeberrima definizione che spinge in fondo a un vortice il valore della testimonianza. E, così spingendolo, lo porta fino al manifestarsi di qualcosa di originario, che pure ci sfugge e resta ignoto. La vertigine che ci prende di fronte al mistero rappresentato dallo spiraleggiare dell’acqua verso un punto di non ritorno, esperienza che ai nostri tempi ha vestito i nuovi panni cosmologici del black hole e che in questi giorni tremendi riporta a galla, nella coscienza di ognuno di noi, la tragedia dell’umanità errante, è la stessa vertigine che coglie il Levi narratore di fronte al mistero della testimonianza integrale. Egli intuisce che non solo non vi può essere testimonianza, ma ciò che in essa trova compimento, il racconto, resta muto quanto all’origine delle cose.

Sobbarcarsi, il verbo che chiama all’avventura, nel penultimo verso di Delega, altro non è che un farsi barca e fare esperienza, ancora una volta, dei marosi e delle secche, fino a cercare il Maelstrom, per scamparne la sorte oscura – disconoscendolo – o per salvarsi – fuori del mistero dell’esistenza.

Che questa avventura sia anche e soprattutto un’avventura narrativa Primo Levi lo sa bene. Forse sembra anche consapevole del fatto che solo il racconto possa avventurosamente gettare uno sguardo fugace in quel gorgo senza fondo. Senza dimenticare però l’eterna domanda, che ogni volta e come fosse la prima, si pone al testimone/narratore: come farò a dire l’indicibile?

Senza risposta, percorrendo vie solitarie, e tenendo presente l’avvertimento: non chiamarci maestri.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

3 risposte a Delega

  1. glasmundo ha detto:

    Carissimo, onoro la promessa di avvisarti per tempo del prossimo evento; sono lieto di invitarti qui, alla nostra ultima fatica: Congiunzioni Festival, 12-13 settembre, Spinea. Speriamo di vederci. https://peripli.wordpress.com/2015/05/24/84-congiunzioni-festival-di-poesia-scrittura-fotografia-e-videoarte

  2. Pingback: SABATOBLOGGER 15 – I blog che seguo | intempestivoviandante's Blog

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...