Sano e salvo

“Ciao! Come ti chiami?”.
Immerso nella disperazione, venni improvvisamente scosso dal mondo. Il bimbo, seduto su un triciclo, mi guardava curioso e impertinente.
“Francesco”, risposi senza pensarci un secondo.
“Che fai?”.
“Sto scrivendo… e tu come ti chiami?”. Il bimbo non rispose subito, forse stava considerando quella mia risposta, lo scrivere. Avevo in mano una penna chiusa in un quadernetto. E sobbalzai, a quell’idea: di non tenere in mano che una penna, chiusa in un posto inaccessibile. Sembrava una metafora di qualcosa e mi ero ormai perso anche io, come il piccolo che mi stava di fronte, in qualche margine ancora inesplorato.
“Selim!”, era la voce del padre, che amorevolmente intonava un piccolo rimprovero. “Non disturbare questo signore”. Anche se in fondo non lo pensava affatto, che il bimbo disturbasse. Sorrisi al bimbo e poi al padre. E chiesi il significato di quel nome così bello. “Salvo”, mi fu detto con un pizzico di maestà.

Sano e salvo.

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5 risposte a Sano e salvo

  1. Irene Sartori (Erin Wings) ha detto:

    Profondo e interessante… mi è piaciuto molto, soprattutto quella metafora di cui parli.

  2. Musa ha detto:

    Molto bello, incuriosisce e rapisce.
    Buona serata,
    Ale.

  3. mariannapuntog ha detto:

    – piccolo e lungamente intenso … ..-

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