Passaggi

Mi piacerebbe, di tanto in tanto, aprire uno spazio di riflessione poetica insieme a tutti voi, lettori e lettrici di questo piccolo blog. Un modo per capire che cosa è la poesia o il rapporto con la parola scritta sia dal lato della creazione che da quello della fruizione.

Se la poesia nasce quando ci si accorge di essere in prossimità di un passaggio segreto, di un bivio, di una radura che si è aperta per rivelarci qualcosa di essenziale, io vi domando (e quel “mi piacerebbe” sta già passando ad altro destino) di scrivere, pubblicamente (qui sotto) o privatamente (francesco.dalcorso@gmail.com), ciò che per voi è stato o è di fondamentale importanza nel rapporto con, al plurale e per riassumere quanto detto sopra, i passaggi.

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36 risposte a Passaggi

  1. poetella ha detto:

    e per te… cosa è (o è stato) importante?

  2. annettemonet ha detto:

    Se posso intervenire… il mio “passaggio” è stato da piccola, quando è morta mia madre e mi è stato dato il suo ruolo all’interno della famiglia.
    Capii subito che non era più il tempo di essere bimba… capii che ero diventata “la donna di casa” e dovevo occuparmi di ogni cosa, portandomi il fardello di non essere mai riuscita a elaborare quel lutto e per questo scrivo spesso dei demoni che popolano la mia mente…

    Un saluto,

    Annette

    • allorizzonte ha detto:

      Quando accade qualcosa che toglie, solo apparentemente, una vita intera e questa, compressa e irretita, finisce per chiederci il conto. Grazie per questo intervento, Annette.

      F.

  3. Marisa Cossu ha detto:

    Ne ho parlato in alcuni post e mi fa piacere che tu ti ponga le mie stesse domande. Un saluto. Marisa

  4. stephymafy ha detto:

    Il mio primo amore, quello vero e incosciente, quello che successivamente mi ha fatta entrare nel meraviglioso mondo della psicoterapia.
    Il dolore post-allontanamento, avvenne 20 anni fa circa.
    Lui si atteggiava a poeta maledetto e io ne ero affascinata, dopo la delusione forte per motivi che non sto a dire, ogni tanto rileggevo le poesie che mi aveva scritto e iniziai a scriverne di mie per esorcizzare il ricordo….finché un giorno le sue poesie le sentii finalmente distanti da me e decisamente brutte. 😉

  5. entomotimica ha detto:

    Che bella domanda! Provo a dare una risposta, ma so che sarà un po’ povera. Credo che il passaggio che si apre a chi scrive una poesia sia quello che porta alla parola, che da un momento all’altro te la mette a disposizione; mentre credo che conti meno lo stimolo, l’oggetto che richiede di essere espresso. La risposta al quesito sulla fruizione è più sfuggente: forse sta al “creatore” (oddio – o-ddio!) trovare il compromesso tra la fruibilità, la comprensibilità da un lato e il rapporto con l’oggetto; al fruitore spettano le parole e quello che evocano, l’oggetto, lo stimolo non deve necessariamente essere compreso o accessibile.

    • allorizzonte ha detto:

      Ritengo che questa risposta colga pienamente il cuore della questione.
      L’idea che in un passaggio non accada nulla di diverso dalla novità che può vestire una parola, nulla di più “tremendo” del linguaggio che sospende se stesso per regalarci una prova della sua esistenza.

  6. PindaricaMente ha detto:

    La mia mente é, spesso, una strada di passaggio per tanti pensieri. E quando i pensieri diventano troppi e cominciano a fare rumore capisco che é arrivato il momento di trasformarli in parole, in punti e virgole. Cosí scrivo.

  7. Non credo di essere passata da qualche parte, sai? Credo che sia stata la poesia ad attraversarmi, trafiggermi (quella degli altri si intende). Prima con ritmo, poi con sentimento.
    Riguardo l’aspetto inverso, a volte leggo qua e la e mi accorgo che qualcosa coincide, ci sono giorni in cui una stessa parola ritorna, la mia o di altri. In quei giorni mi piace sempre immaginare che l’ispirazione sia nell’aria muta a vagare, e le idee, le farneticazioni… sta a noi saperle raccogliere. Come quando chiedono all’autore di un libro di successo cosa ha letto dell’Autore X a cui sembra proprio essersi ispirato e quello allunga l’orecchio e poi risponde che non sa di cosa si stia parlando…

    Ad ogni modo la tua domanda apre sipari infiniti, è piacevole cercare la risposta e non trovarla del tutto, è davvero interessante leggere dei passaggi altrui (ebbene sì ho letto tutti i commenti, mi capita raramente).

    • allorizzonte ha detto:

      Il tuo essere stata un passaggio, piuttosto che un soggetto alla ricerca di passaggi, riecheggia altre parole, a commento di questa mia curiosa indagine. Riflettendo, in questi giorni, sulla questione sale sempre di più l’idea che nella circolarità del linguaggio, come una giostra, sembrano darsi momenti di sosta in cui montare e godere. Ed altri, in cui si sta a bordo del gioco e si cercano i visi sorridenti dei bambini.

  8. Patrizia ha detto:

    Condivido in pieno il pensiero di quellochenonhodetto. Se ci penso, non mi viene in mente un fatto particolare, un passaggio, un elemento iniziatore. E’ arrivata e basta, poi cambiamenti, trasformazioni, dubbi, esaltazioni e rapidi ritorni, momenti di nulla e momenti abbondanti di emozioni e parole. Ma l’inizio…non so…

    • allorizzonte ha detto:

      In fondo, la domanda non era su un inizio, ma su alcuni momenti che possono aprire nuovi inizi. E questa, in fondo, mi pare la questione decisiva. Però gli esempi sono una costellazione di occasioni per ritornare laddove la realtà ha deciso di giocare con noi.

  9. poetella ha detto:

    Ebbene, eccolo il mio passaggio.
    Devo prenderla un po’ alla lontana…
    A otto anni ho scritto la mia prima poesia: Medoro, gatto al pomodoro, s’intitolava.
    Ne ricordo solo il titolo, purtroppo… e che la maestra la portò al piano di sopra, dalle “grandi” delle magistrali, per leggerla…
    Poi, una poesiola ogni tanto. Per anni e anni. Quando l’amore la sollecitava.
    Tanti amori, amorini, più che altro.
    E libri e libri e libri.
    Fino alla “tenera” età di anni 56.
    Quando è arrivato l’AMORE VERO.
    E da allora, un vortice.
    Un desiderio parossistico di esternare, di comprendere, di comunicare. Sollecitato e incoraggiato dall’AMORE VERO. dai, continua, sei brava, dice. Sempre…
    E io continuo.
    Sempre leggendo e cercando. E studiando.

    Fino ad oggi.
    Insomma, il mio passaggio è l’AMORE.
    Questo, e basta.
    Ok?

  10. capriccietto ha detto:

    … tu lo chiami “passaggio”.
    Chiedi cosa è la poesia o il rapporto con la parola scritta.
    Poesia e parola scritta non sono certo la stessa cosa.
    Io sono più per la parola scritta che per la poesia.
    Ma accade che una ricerca di sintesi possa farle assomigliare.
    Poesia come espressione di sentimento, spesso sembra un coltello.
    Ti confesso che non amo i poeti! [mi sono fermata al mio primo, Baudelaire].
    Mi sono quasi sempre rifiutata di scrivere poesie (a volte mi scappa però)
    trovo orribile che nel moderno scrivere in versi sciolti
    in fondo basta
    andare a capo.
    Andare a capo come seguire un demone
    infilando parole in collane che saziano solo chi le inanella.
    Piacciono anche a chi cerca/legge?
    Non so.
    Tutti quelli che scrivono qualunque cose sia
    amano più lo scrivere del leggere
    io non faccio eccezione.

    Il mio “passaggio” è stato inconsapevole, in un quaderno in cui dovevo fare compiti, ho iniziato a dire perchè da qualche parte bisognava scaricare parole, è diventato un vizio come masturbarsi. Ed è rimasto il piacere delle parole, come lo vedi adesso. Ma non è poesia la mia.

    • allorizzonte ha detto:

      Un altro bel “passaggio”, il tuo, e non mi riferisco solo a quel quaderno galeotto, ma allo sfondo che via via ne ha reso significante la storia.
      Quando ho affiancato poesia a parola scritta ero memore anche del peculiare passaggio che da quest’ultima porta alla prima, non sempre possibile e neppure necessario. E che molta della poesia che si può rinvenire digitalmente o su carta sia semplicemente un andare a capo facendo collane o, peggio, sfilze di compiacimenti questo è purtroppo ciò che accade quando manca un vero confronto, un leggersi che non sia solo un “piacersi” o un “seguirsi”, ma che abbia di mira una ricerca sia pur faticosa ma decisiva.
      E pure queste sequenze di parole dovrebbero metterci in guardia: quando esse si affollano e “chiedono” di essere scaricate non stanno forse dando notizia di un avvenimento sconosciuto su cui è necessario sporgersi?

      Un carissimo saluto.

  11. intesomale ha detto:

    Ma no dai. Che ti succede, si può sapere? Non ti riconosco più da quel post sul concorso di poesia… boh.

  12. julietteamelie ha detto:

    Il mio “Passaggio?”
    Ritrovarmi con il niente sotto i piedi nonostante Quasi tutto andava bene intendo famiglia e amiche in qualche modo. Ma il resto? tutto un casino. Pensieri che mi arrovellavano il cervello continuamente specialmente situazioni passate come la mancanza di un’amore perduto e soprattutto la mancanza di un grande affetto perso in quegli anni. Questo mi ha portato a scrivere essendo che non sapevo più come sfoderare la mia rabbia ho scelto di “scrivere” e non tenermi tutto per me.
    A.

  13. poesilandia ha detto:

    Perchè Poesie? Rallentare i pensieri, fermarli su alcuna immagini del cuore,colorarle con le parole ed è poesia per caso! [ma sappiamo chè n i e n t e e p er c a s o !
    Lisa

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