Serpentine

Sono entrato nel cinema puntando senza esitare verso la biglietteria, nonostante in quel momento nessuno, a vario titolo, fosse lì presente. Di sfuggita ho colto il movimento della serpentina di paletti (che serve a mettere la gente in coda), come se avesse alzato la testa per vedere chi si era precipitato a turbare il suo sonno.
Un minuto e non accade nulla. Fiducioso, aspetto ancora.
Alice, che mi ha seguito senza fiatare, incomincia a tirare l’orlo della maglietta chiedendomi, molto preoccupata, se per caso il film non sia già iniziato o addirittura finito, guardandosi smarrita intorno alla ricerca di qualche traccia di vita.
Fiducioso, noncurante quasi, ho estratto il cellulare dalla tasca per guardare l’ora. “Tranquilla, Alice, non siamo in ritardo”.
Solo a quel punto ho alzato la testa, accorgendomi di lei: a qualche metro di distanza da me, a braccia conserte, una donna dallo sguardo acceso e incredulo. “Lei deve vedere un film?”.
Ma sì, certo che devo vedere un film, anzi, un cartone animato per la precisione, ma sono stato assalito dal sospetto che qualcosa di imponderabile fosse accaduto: il cinema era forse chiuso?
La donna ha proseguito: “E’ che… con tutti i cartelli che abbiamo sistemato… pure la serpentina è chiusa… eppure lei è arrivato lo stesso a piazzarsi lì davanti”.
Mi sono guardato intorno. Cartelli ovunque che chiedevano, gentilmente, di spostarsi verso la cassa in fondo al cinema, per ritirare i biglietti; cartelli che indicavano all’unisono una direzione obbligata. E la serpentina chiusa, sbarrata in ogni punto, in modo da rendersi inutilizzabile. Questo particolare, sì, l’avevo notato, ma l’avevo trovato incongruo. “Una serpentina chiusa al pubblico, a cosa diavolo può servire? E soprattutto, a cosa può servire una serpentina se non c’è pubblico?”.

Ho tranquillizzato Alice, poi la commessa, dicendo “è tutta colpa mia, sono fatto così, con me queste cose non possono funzionare, eccetera, eccetera”. State tranquilli, insomma: l’ordine non è stato turbato.

Ma una volta acquistati i biglietti, nessuno di essi ne voleva sapere di passare attraverso il validatore dei tornelli. E neppure alcuno di quelli acquistati dagli altri spettatori accorsi nel frattempo. Uno stuolo di maschere intente a decifrare l’enigma, a tentare il tutto per tutto per far smettere quella calamità tecnologica, fino a quando, con grande senso pratico e godimento ho preso i pezzi di carta, li ho fatti a pezzi e consegnati alla maschera. “Come ai vecchi tempi”, gli ho detto.
Non ha fiatato. Nessun’altro ha proferito parola.

E il serpente, qualche sala più in là, dormiva sereno.

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11 risposte a Serpentine

  1. stephymafy ha detto:

    Non è da tutti scrivere un post sull’ingresso al cinema, stima!

  2. poetella ha detto:

    che delizia!
    (ma davvero al cinema adesso è tutto così tecnologico? Sarà che non ci metto piede da ventun’anni…)
    (dovrei rimediare, forse?)

  3. belindaraffaeli ha detto:

    🙂 vecchi tempi quando tante cose funzionavano meglio

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